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Resoconto della gita sociale in Marocco

Marocco: tra città imperiali e deserto

a cura di Andrea Tieghi

 

 

Arrivare al check in dell’aeroporto Marconi di Bologna ed essere accolti da musica country, suonata dal vivo da un gruppo musicale che sembra yenkee, è un bell’inizio di vacanza. Naturalmente l’omaggio musicale non era per il gruppo BCC Felsinea che si accingeva ad andare in Marocco per il “Tour delle città imperiali”, ma per l’inaugurazione della nuova linea diretta Bologna-Philadelfia, ma è stato comunque accolto come un messaggio beneaugurante dal gruppo.

 

Quando si partecipa ad un viaggio organizzato con persone il più delle volte sconosciute, si pensa sempre al rischio di trovare dei rompiscatole, dei pignoli oppure dei ritardatari seriali e quindi al rischio di rovinare il viaggio. Debbo essere sincero e all’inizio l’ho pensato anch’io. Poi però mi sono rasserenato e la costante frequenza, sul pullman e negli hotel, dei miei occasionali compagni di viaggio è stata molto piacevole, rilassante e divertente.

 

La combriccola era composita: ventisette partecipanti, due giovanissimi, diversi anziani, molto vispi e attivi, e alcune coppie più o meno mature. Tutti sono stati sempre puntuali e precisi negli appuntamenti quotidiani ed abbiamo legato fra di noi, chi più, chi meno, senza lasciare mai nessuno solo ed isolato.

 

Alla fine del viaggio debbo dire che eravamo veramente affiatati. Merito certo della brava Monica dell’Agenzia Gebus Viaggi, che dopo alcuni giorni è dovuta rientrare in Italia, affidandoci però alle cure di Beatrice, che nonostante la giovane età, ha saputo guidarci ed assisterci in modo impeccabile, ma il plauso più grande credo sia giusto che vada a Kalib, la nostra guida locale che ci ha accompagnato per tutto il tour.

 

Kalib è un uomo colto ed istruito, conosce bene la sua terra ed i suoi abitanti, conosce i luoghi e le tradizioni, ha saputo darci buoni consigli e suggerimenti per apprezzare meglio i diversi luoghi che abbiamo visitato, non disdegnando anche di valorizzare il valore della Monarchia Costituzionale e del loro Re Muhammed VI e la grande conquista dell’indipendenza ottenuta nel 1956.

 

Abbiamo così imparato delle influenze culturali arabe, berbere ed ebraiche che compongono l’attuale Marocco. Ci ha spiegato le politiche agrarie ed industriali, gli usi ed i costumi del Paese, le sue tradizioni e le sue modernità. Sempre con grande veemenza e passione: una persona che ama profondamente il suo Paese.

 

Le visite poi sono state veramente molto interessanti.

 

Le tappe che abbiamo percorso da Casablanca fino a Marrakesh sono state interessanti e ci hanno permesso di conoscere in maniera non superficiale le diverse bellezze del Marocco, dalla costa ai monti dell’Atlante e del Rif, dalle Oasi dell’interno fino alle dune nel deserto del Sahara.

 

Abbiamo potuto vedere i loro luoghi di culto: Moschee, Chiese e Sinagoghe. La moschea di Hassan II che abbiamo potuto visitare con la sua capacità di accogliere ben 25.000 fedeli ci ha lasciato stupefatti per le sue dimensioni e per la ricchezza dei materiali impiegati. Le scuole coraniche che abbiamo visto nel percorso e i caravanserragli trasformati in musei o ristoranti testimoniano la lunga tradizione di studio e di accoglienza che contraddistingue questo antico popolo, che pur sentendosi europeo non rinnega le radici africane.

 

I bellissimi e grandiosi palazzi imperiali che abbiamo visto nel percorso da Casablanca, Rabat, Fes fino a Marrakesh sono visibili solo all’esterno, perché in uso al Re e alla sua famiglia.

 

Significativa la visita al Mausoleo di Mohammed V e la Torre Hassan, la Kasbah Oudaya dai vicoli colorati di bianco e di azzurro. Le antiche mura che circondano Meknes con le loro monumentali porte sono il vanto della città. Proseguendo verso Fes, antica capitale del Marocco, ci siamo fermati nel sito archeologico romano di Volubilis. Percorrere le antiche strade romane e vedere le case e le botteghe, ammirare i mosaici restaurati con il contributo dell’UNESCO in quanto patrimonio dell’umanità, contemplare le antiche porte e le colonne solitarie ci ha fatto comprendere quanto le nostre culture siano intersecate.

 

La cosa che salta agli occhi del viaggiatore esperto è la grande quantità di bambini e di giovani che fa capire la potenzialità di un Paese, ed in Marocco abbiamo toccato con mano questo aspetto. Il ricordo che porteremo con noi infine è la grande piazza di Marrakesh con i suoi incantatori di serpenti e le scimmie, il cibo di strada e le piccole botteghe, ma soprattutto il magnifico Riad che ci ha ospitato per l’ultima cena tipica Marocchina nel centro della Medina: indimenticabile.

 

Un ringraziamento agli organizzatori.